TRAIETTORIE REWIND – La musica di oggi nelle edizioni di ieri / “Progetto Miroirs”

TRAIETTORIE REWIND – La musica di oggi nelle edizioni di ieri / “Progetto Miroirs”

FRANCESCO PRODE, pianoforte

Progetto “Miroirs”

«Miroirs» è la raccolta più ambigua di Ravel, in apparenza incline a raccontare la natura ma, in effetti, distrattamente ostinata a penetrarne l’essenza più sfuggente.

Cinque pezzi che, nella pretesa tutta decadente di dire in musica quel che si potrebbe scrivere a parole o vedere con gli occhi, fanno dei suoni un inquietante veicolo di esplorazione della psiche. Ed è proprio sotto questo stimolo che è nato il progetto «Miroirs/Ravel», basato sulla rilettura dei cinque pezzi «Miroirs» da parte di altrettanti compositori contemporanei: un percorso di rielaborazione e reinterpretazione del suono raveliano come passaggio di appropriazione del passato nel presente, come gesto di responsabilità sociale e storica dell’artista di oggi.

Nella serata «Miroirs/Ravel», il pianista Francesco Prode eseguì i cinque pezzi di «Miroirs», ciascuno preceduto dalla relativa rilettura dei cinque compositori che hanno partecipato al progetto: prima di «Noctuelles», dunque, «La nuit de Maurice», in cui Alessandro Solbiati ha immaginato la notte della piccola falena evocata da Ravel; l’omaggio di Martino Traversa al secondo pezzo di «Miroirs» porta lo stesso titolo di quello di Ravel, ed è un riflesso nel riflesso della scrittura raveliana; s’intitola «Océan» la rilettura di Giorgio Colombo Taccani su «Une barque sur l’océan» di Ravel, il più descrittivo dei pezzi di «Miroirs», che trasforma l’atto del descrivere in gesto musicale e in irregolarità di eventi musicali; con «Les mots de la tribu» Riccardo Panfili ha còlto in «Alborada del gracioso» la contrapposizione fra l’elemento estetizzante e quello ferino della musica di Ravel; infine Vittorio Montalti ha cercato di cogliere le affinità di «La vallée des cloches» raccontandole, in «Verticale», come se le attraversasse brutalmente.

Casa della Musica, 19 novembre 2016

TRAIETTORIE 2016

XXVI edizione della rassegna di musica moderna e contemporanea

Casa della Musica di Parma, 19 novembre 2016

Francesco Prode, pianoforte

Progetto “Miroirs”

Maurice Ravel (1875-1937)

Noctuelles

da Miroirs (1904-1905)

Alessandro Solbiati (1956)

La nuit de Maurice (2016)

d’après Noctuelles

Maurice Ravel

Oiseaux tristes

da Miroirs

Martino Traversa (1960)

Oiseaux tristes (2016)

Maurice Ravel

Une barque sur l’océan

da Miroirs

Giorgio Colombo Taccani (1961)

Océan (2016)

d’après Une barque sur l’océan

Maurice Ravel

Alborada del gracioso

da Miroirs

Riccardo Panfili (1979)

Les mots de la tribu (2016)

d’après Alborada del gracioso

Maurice Ravel

La vallée des cloches

da Miroirs

Vittorio Montalti (1984)

Verticale (2016)

d’après La vallée des cloches

Quando lavorava alla maggior parte di Miroirs, Ravel si era appena trasferito con la famiglia a Levallois-Perret, un sobborgo industriale parigino che niente aveva a che fare con canti d’uccelli, barchette sulle onde e stormir di campane. Si teneva d’occhio con Debussy, che nello stesso periodo lavorava a Images, ma se ne stava decisamente allontanando: niente impressioni, niente sinestesie, semmai solo il problema comune di tenere sotto controllo una materia musicale sfuggente. La soluzione di Ravel fu sterzare verso il gusto decadente, verso l’idea che la musica può descrivere con i propri mezzi i contenuti di altre forme d’arte. Pensare e parlare in musica. Debussy suona con gli occhi, Ravel vede con i suoni. Dunque un atto di fiducia totale nell’arte, la proclamazione della sua autonomia, un inquietante veicolo di esplorazione della psiche, che per uno come lui – riservato, elegante, introverso – significava una musica un poco più narrante, ma anche più distaccata, artificiosa, levigata: il che non è freddezza ma tentativo di non rimanere travolti dall’impulso di vivere con voluttà.

Miroirs è allora la raccolta più ambigua di Ravel, in apparenza incline a raccontare la natura ma in effetti distrattamente ostinata a penetrarne l’essenza. Ravel stesso l’ha spiegata con un verso del Giulio Cesare di Shakespeare («l’occhio non vede se stesso ma il proprio riflesso sugli oggetti che guarda»), e da qui è nata l’idea del progetto Miroirs/Ravel, che ha debuttato a giugno 2016 nel teatro di Villa Torlonia a Roma: moltiplicare quel vedersi riflesso in cinque pezzi di altrettanti compositori contemporanei che, rileggendo ciascuno un pezzo della raccolta, se ne riappropriassero ripetendo quel gesto di elaborazione e responsabilità verso il passato che lo stesso Ravel aveva compiuto con Miroirs superando Debussy e strizzando l’occhio a Baudelaire.

In Le nuit de Maurice (ovvio il chiasmo con il raveliano Gaspard de la nuit) Alessandro Solbiati si è sprofondato in un sogno, ha immaginato la notte della piccola falena evocata nel primo pezzo di Miroirs, sviluppando il materiale sonoro di base di Noctuelles: la farfalla sboccia, vola, resiste a insidie oscure e riconquista la sua libertà. Il fatto che il pezzo di Martino Traversa, Oiseaux tristes, porti lo stesso titolo del secondo elemento di Miroirs rivela la sua natura di omaggio, di proliferazione di un mondo sonoro con lo stesso procedimento intellettuale suggerito da Ravel, torcere il suono per adeguarlo a un modello di scrittura e di racconto, non derogare da un ideale di eleganza, di coerenza, di rigore morale. S’intitola invece semplicemente Océan la rilettura di Giorgio Colombo Taccani su Une barque sur l’océan, il più descrittivo dei pezzi di Miroirs: la scelta è quella di convertire il gesto dell’ondeggiare in un continuo allontanarsi dalle onde raveliane e talora evocarle, obbligando il pianoforte a suoni liquidi come quelli di Ravel ma privi di direzioni, irregolari, vagolanti. Affrontando Alborada del gracioso, l’unico pezzo di Miroirs che subito – nello sconcerto del pubblico per la novità stilistica proposta da Ravel – ebbe successo, Riccardo Panfili ha individuato una delle contraddizioni del mondo raveliano, la contrapposizione tra culto del Bello, eleganza estenuata, distacco dal mondo fisico, e la necessità di liberarsi dalla gretta vita civile, d’immaginare mondi misteriosi e liberatorî. La Spagna di Ravel non è folclorica, è stilizzata, letteraria, cólta, e Les mots de la tribu di Panfili (il titolo si riferisce a un verso di Poe: «Donner un sens plus pur aux mots de la tribu») contrappone il viaggio intellettuale nel mondo esotico alla realtà ferina e tribale di chi quel mondo lo vive carnalmente. Infine Vittorio Montalti in Verticale ha sperimentato un attraversamento brutale di La vallée des cloches: chissà come risuonano quelle campane se, anziché percorrere la vallata, la si attraversa da monte a monte.

Testo critico a cura di Giuseppe Martini

© Riproduzione riservata

FRANCESCO PRODE – biografia

Una grande passione per il contemporaneo, tenuta a battesimo nel 2005 da Karlheinz Stockhausen a Kürten. Musicista rivelazione della Biennale Musica 2014 di Venezia, offre un’interpretazione del tutto personale con …sofferte onde serene… di Luigi Nono. Per questo Francesco Prode è stato definito dalla critica nazionale e internazionale “simbolo della nuova musica”.

Nel 2014 Prode è il pianista ufficiale del New York City Electronic Music Festival. Grazie alla sua straordinaria capacità di essere profondamente dentro codici culturali ed interpretativi differenti, riesce a cogliere l’essenza musicale dei compositori di tutto il mondo, dialogando e lavorando attivamente con compositori del calibro di Ivan Fedele, Denis Smalley, Marco Stroppa, Mark Andre, Alessandro Solbiati, Martino Traversa, Riccardo Panfili, Giorgio Colombo Taccani, Vittorio Montalti, Lasse Thoresen.

Le sue interpretazioni sono state trasmesse da radio storiche nella diffusione della musica contemporanea come WDR 3, Rai Radio3, Radio Vaticana, RadioCEMAT.

Numerose le sue prime esecuzioni, tra cui la prima mondiale di 2×5 e City Life di Steve Reich nella Sala Sinopoli del Parco della Musica di Roma.

Recentemente le energie di Prode hanno messo a nudo la contemporaneità della Grande Sonata di Robert Schumann. Proprio per questo Radio Vaticana gli ha dedicato due puntate nella trasmissione Diapason andata in onda a livello mondiale insieme all’esecuzione di Controra di G. Colombo Taccani scritta appositamente per lui e Resistere³ di M. Filotei.

Nel 2016 il suo Progetto Miroirs ha debuttato al Teatro dell’Opera di Roma replicando al Festival Traiettorie di Parma e in altre città fino al 2018.

Recentemente è stato nominato Professore di pianoforte al Master di Interpretazione della Musica contemporanea al Conservatorio Santa Cecilia di Roma.

«A proposito di Prode. È un fenomeno. Gran virtuoso per tecnica, gran testa, un vero ri-creatore» – Mario Gamba, «il manifesto».