TERZA SERATA: IL LATO OSCURO DEGLI UOMINI

TERZA SERATA: IL LATO OSCURO DEGLI UOMINI

L’essere umano ha sempre rappresentato i propri lati oscuri attraverso le arti, anche col cinema. La terza serata del Parma Film Festival ha trattato proprio questo tema, prima presentando un altro libro dedicato a Fellini e poi con un documentario che mette in risalto uno degli episodi più nefasti della storia italiana.

IL LATO OSCURO DI FELLINI

L’assessore Michele Guerra ha aperto un vivace dialogo con Bruno Roberti, professore associato dell’università della Calabria presso il dipartimento di scienze politiche ma anche presso quello di Istituzioni di regia. Il docente ha presentato il suo ultimo lavoro, intitolato Federico Fellini: l’apparizione e l’ombra. L’idea è stata quella di percorrere un viaggio nell’animo del maestro romagnolo, proprio per porre l’attenzione su tutte quelle ombre presenti in lui e nel suo cinema.

Forse non tutti sanno che Fellini, verso la fine della lavorazione de La strada (1954), sia entrato in depressione e che, successivamente, si sia avvicinato alla psicoanalisi. Dopo una prima esperienza non proprio riuscita, inizia a frequentare lo psicoanalista, collaboratore di Jung, Ernst Bernhard.

“Durante le prime sedute parlarono di cose inusuali, come l’oroscopo, la cartomanzia e l’I Ching, il libro dei mutamenti cinese” racconta Roberti. “Con lui Felini instaura un rapporto molto fertile: lo ha convinto, infatti, a scrivere e a disegnare i suoi sogni”.  Da questo è nato Il libro dei sogni di Fellini.

Il regista, passando gran parte della sua vita ad analizzarsi, ha sempre scandagliato, dunque, le profondità del suo animo. Attraverso l’analisi delle sequenze dei suoi film, Roberti cerca di mettere in evidenza tutti gli aspetti più profondi e oscuri. Nonostante questo, per il docente l’ingrediente segreto dei suoi film resta l’amore per il mondo e le sue illusioni.

ALDO BRAIBANTI: UN’OSCURA VICENDA ANCORA ATTUALE

“Ho subito la più grave discriminazione che l’Italia ricordi. Il problema è che l’Italia non ricorda” recita il personaggio di Aldo Braibanti durante uno spettacolo dedicato alla sua vicenda. Non tutti sanno chi è stato Aldo Braibanti e cosa ha significato per l’Italia. Per raccontarlo Carmen Giardina e Massimiliano Palmense gli hanno dedicato un documentario, Il caso Braibanti (2020).

Intellettuale, artista e anche scienziato in un certo senso, avando studiato le formiche con grande passione, Aldo Braibanti è stato il precursore dei movimenti d’avanguardia degli anni ’60. La sua storia, però,  è molto più vicina di quanto non si possa pensare. Braibanti, infatti, è nato a Fiorenzuola  nel ’22 e ha poi studiato presso il Romagnosi, dove si è fatto notare per la sua attività di antifascista. Dopo la guerra ha fondato quella che si potrebbe definire una comune di artisti e intellettuali presso il Torrione Farnese di Castell’Arquato. Durante gli anni ’60 inizia la sua terribile vicenda.

L’intellettuale, infatti, è stato accusato di aver plagiato un ragazzo con cui aveva una relazione. Il reato di plagio, per chi non lo spesse, è stato introdotto col codice Rocco durante il fascismo per impedire dissensi verso il regime. Nonostante non vi fossero prove di tale anacronismo, è nata una campagna per distruggerlo, che porterà alla condanna di nove anni di reclusione.

Il documentario si concentra non solo sul processo ma anche sul clima e l’ambiente di quel periodo. Nonostante fossero gli anni della contestazione, l’Italia era ancora ancorata a un passato per certi versi fascista e a una mentalità rigida e cattolica. Aldo Braibanti era il perfetto capro espiatorio per dare un esempio a tutti quei movimenti che mettevano i valori tradizionali in discussione: omosessuale, anarchico, intellettuale, partigiano e non protetto da nessun partito.

L’opera, presentata direttamente sul sito del Festival, non è semplicemente informativa ma è sapientemente costruita. L’idea è nata, infatti, dallo spettacolo  teatrale di Massimiliano Palmense, per poi diventare un documentario realizzato da Carmen Giardina. Il fim si compone di scene prese dallo stesso spettacolo di Palmese ma non solo: filmati di video arte, realizzati dallo stesso Braibanti in quegli anni, oltre fotografie e altri video delle sue opere costruiscono unlungometraggio di forte impatto visivo che catapulta lo spettatore dentro il clima della contestazione.

Aldo Braibanti si è spento nel 2014 praticamente dimenticato da tutti, come è successo a molti poeti. Grazie a questo documentario, forse, la sua terribile vicenda, che risuona ancora oggi, non sarà dimenticata.

Link al sito del Festival: https://www.parmafilmfestival.it/

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