Shein e Generazione Z

Shein e Generazione Z

Articolo di Martina Alberici – redattrice del LAB Magazine – Liceo Attilio Bertolucci


Mi chiamo Martina, ho 16 anni e faccio parte della cosiddetta Generazione Z. Compro su Shein.

A maggio Shein è stata l’app di shopping più scaricata in 54 paesi, diventata famosa per i prezzi irresistibilmente bassi, consegne veloci e collezioni sempre nuove.
Il fast fashion è in voga come non mai, il consumismo è sfrenato e la colpa sembra sempre essere solo della gen Z, l’unica generazione presa in causa quando si parla di alimentare il capitalismo e lo sfruttamento in tutto il mondo.
Le accuse contro “la mia gente” (ci tengo a specificare l’ironia delle mie parole, dovuta al fatto che io e i miei coetanei veniamo visti spesso come un branco di bestioline non dotate di ragione e senso critico) sono riassumibili con: “La gen Z deve smetterla di comprare su Shein perché alimenta il capitalismo, il fast fashion, il consumismo, lo sfruttamento, lo spreco e l’inquinamento. Ah, questi giovani d’oggi.”

Mi dispiace deludere chiunque la pensi in questo modo, ma provo a controbattere nonostante mi si accusi di mancare appunto di senso critico. In primo luogo è necessario e doveroso smettere di creare queste “classi sociali” per dividerci e schierarsi ancora di più l’uno contro l’altro: chi lo fa sta solo cercando un colpevole o sta solo cercando di dargli un nome. Ma anche volendo tener buona la divisione in generazioni, perché prendersela solo con la gen Z?

I boomer e i millenials non hanno colpe? Nessuno di loro ha mai comprato su Shein? È troppo facile, e ingiusto, prendersela sempre e solo con i giovani. Anche perché, se “i vecchi” sentono tutta questa necessità di trovare un colpevole per capitalismo & company, avrei una domanda per tutti loro: chi è che ci ha lasciato il mondo in queste condizioni? E sempre secondo questo ragionamento, chi ha creato Shein? L’ha creato la gen Z?

O c’è dietro qualche boomer che, avendo capito come gira il mondo, fa di tutto per incoraggiare l’acquisto su siti del genere? Che siano proprio i giovani ad essere risucchiati dalle strategie di mercato è una conseguenza non biasimabile; siamo nati e cresciuti in un mondo capitalista, Shein è solo una delle tante aziende coinvolte nel consumismo, che ha ricevuto più critiche solo per il successo – ammetto forse esagerato – che ha ricevuto. Ma le critiche che questo marchio riceve, così come quelle che riceve la gen z, non hanno nè capo nè coda.Così come tanti grandi marchi, Shein vende capi cinesi; ma potremmo parlare di altri paesi ugualmente sfruttati da questo punto di vista come India, Bangladesh, Romania, Turchia per citarni alcuni; lo sfruttamento è ovunque, è da ipocriti preoccuparsene solo quando si parla di Shein; Zara, Bershka, Amazon e la maggior parte dei brand producono tramite lo sfruttamento; e quasi tutti i brand famosi producono nello stesso modo in Cina e  fanno pagare molte volte di più.

Chiediamoci allora: “Perché la generazione Z è così attratta dai prezzi bassi?”
È proprio perché i giovani hanno stipendi bassi o lavori saltuari che non hanno soldi per comprare capi a prezzo normale e sono costretti, o comunque preferiscono, comprare capi su Internet a prezzi bassi. È un cane che si morde la coda.

Onestamente più che incolpare una generazione di ragazzi incolperei le grandi aziende mondiali, i veri “colpevoli” della situazione che si è venuta a creare; se ogni tanto acquisto su Shein o su Amazon gradirei non dover sentire l’odio e il giudizio dei boomer su di me, soprattutto considerando che se gli attuali boomer alla mia età avessero avuto a disposizione Shein, il loro comportamento non credo sarebbe stato diverso da quello di “noi giovani d’oggi”.

Martina Alberici