Riscoprire la Pinacoteca: La Madonna in trono con il Bambino del Maestro della Misericordia

Riscoprire la Pinacoteca: La Madonna in trono con il Bambino del Maestro della Misericordia

Dalla terza sala della Pinacoteca un tempo da questa sala era possibile accedere direttamente all’appartamento della badessa, con la sua celebre Camera del Correggio. Questa zona del monastero fungeva da collegamento tra la zona più antica e il chiostro tre-quattrocentesco detto “chiostro vecchio”. Il soffitto è l’unico degli ambienti della Pinacoteca ancora affrescato: su richiesta delle badesse Cecilia e Orsina Bergonzi (si noti il loro scudo con le tre mezzelune sul soffitto), entro il primo decennio del Cinquecento, Alessandro Araldi e la sua bottega realizzarono le figure di San Paolo e Santa Caterina e gli stemmi della famiglia Bergonzi nei quattro clipei e la vita di un santo (forse sant’Omobono) nelle lunette della parete sud.

All’interno delle vetrine sono esposti due “fondi oro” della collezione di Giuseppe Stuard, al quale si devono la lungimiranza e la sensibilità di aver salvato dalla dispersione alcuni capolavori toscani del Tre e Quattrocento, i cosiddetti “Primitivi”. Durante l’epoca napoleonica e la successiva Restaurazione, dominate anche a Parma dal gusto neoclassico, Stuard attinse alla settecentesca collezione del marchese Alfonso Tacoli Canacci, venduta al duca di Parma don Ferdinando di Borbone, e in parte dispersa sotto il dominio francese. La Madonna in trono con il Bambino (metà XIV sec.) del Maestro della Misericordia e il Compianto su Cristo morto (metà XIV sec.) attribuito a Nicolò di Tommaso instaurano un dialogo serrato.

La Madonna, parte centrale di un polittico (ossia un dipinto formato da più pannelli in legno e collocato su un altare), risalta per ricchezza dei materiali, armonia cromatica e imponenza dei volumi. Notevole è la cura nelle scelte dei colori: il rosso corallo della veste della Madonna, il giallo ocra di quella di Gesù e il rosso della spalliera del trono si armonizzano tra loro con notevole eleganza. Il rapporto tra le due figure, solide e compatte, è rafforzato dalla forma a mandorla del manto della Vergine: la mandorla (o vesica piscis), risultato dell’unione di due cerchi rappresentanti il Cielo e la Terra, è un simbolo di Vita, e come tale è attributo sia di Gesù che di Maria. La tenerezza che traspare dalla carezza del Bambino è però minacciata dalla duplice allusione al futuro sacrificio: secondo la leggenda il cardellino si sarebbe macchiato il capo con il sangue di Gesù, nel tentativo di estrarre dal capo alcune spine della corona; il monile di corallo, donato ai neonati anche in epoca medievale e moderna per allontanare il Male rimanda al sangue versato sulla Croce, ed è simbolo della funzione salvifica della resurrezione.

Autore: Marco Pegazzano, Settore Cultura – Comune di Parma