Riscoprire la Pinacoteca: fior di loto dI amedeo bocchi

Riscoprire la Pinacoteca: fior di loto dI amedeo bocchi

L’ultima sala del percorso espositivo della Pinacoteca Stuard è dedicata a un parmigiano protagonista della pittura italiana del Novecento: Amedeo Bocchi. Dopo una prima formazione in famiglia e presso il Regio Istituto d’Arte di Parma, dove ricevette gli insegnamenti di Cecrope Barilli, Bocchi soggiornò a Roma, frequentando i corsi di nudo dell’Accademia di Belle Arti. La città eterna lo affascinò al punto di trasferirvisi nel 1915, prendendo alloggio a villa Strohl-Fern, ospite del pittore e mecenate alsaziano Alfred Wilhelm Strohl. Le esposizioni a Milano, Bologna, Venezia gli permisero di entrare in contatto con famosi artisti internazionali, quali Gustav Klimt e Joaquín Sorolla. Ben presto egli creò uno stile inconfondibile, capace di restituire sulla tela l’incanto della luce, con gesto immediato e al contempo sapiente, ottenendo nel 1973 la medaglia d’oro per meriti artistici e culturali dal Ministro della Pubblica Istruzione.

Nella sala sono riunite alcune opere che permettono di abbracciare la sua ricca e variegata produzione: le accademie a carboncino, come Studi per un nudo virile (1900-1905 ca.) e Nudo virile (1900-1905 ca.); la ritrattistica femminile con la bellissima Testa di donna (1910-1920) e quella maschile con il ritratto dell’amico scrittore e critico musicale Bruno Barilli (secondo quarto del XX sec.); i paesaggi e le vedute realizzati su piccole tavole en plein air a Roma e nei dintorni anche in tarda età, con Tramonto romano (1951), Campo della Rondinella (1956) e I Dioscuri del Campidoglio (1956); i gessi preparatori per i bronzi di Flora e Pomona eseguiti per la Cassa di Risparmio di Parma (1976), per la quale sessant’anni prima, nel 1916, aveva decorato la sala del consiglio.

Senza dubbio le opere più importanti sono però Fior di loto (1905) ed Esodo (1935-1960), esposti in Pinacoteca dal 2016, e prima conservati nel palazzo del Municipio di Parma. Fior di loto è uno dei capolavori della prima attività dell’artista, sospeso tra Simbolismo e Liberty: seduta sulla grande vasca dell’Orto Botanico di Parma, una fanciulla vestita di bianco (forse Rita Boraschi, futura sposa del pittore) accavalla le gambe, in una posizione precaria. Le grandi foglie del loto fungono da verde sfondo, con alcuni fiori bianchi già sbocciati e altri pronti a schiudersi, simboleggiando forse i diversi momenti dell’esistenza e dell’amore. Le foglie creano una fascia di un verde brillante tra il marrone-scuro della pietra e lo sfondo sul quale si stagliano le fronde degli alberi e un cielo terso-bianco. Estratta a sorte dal Municipio di Parma nel 1905, la tela fu realizzata dal pittore appena ventenne prima del trasferimento a Roma, dando prova del suo precocissimo talento.

Autore: Marco Pegazzano, Settore Cultura – Comune di Parma