Riscoprire la Pinacoteca: Cristo e la Cananea dI ANNIBALE CARRACCI

Riscoprire la Pinacoteca: Cristo e la Cananea dI ANNIBALE CARRACCI

L’ottava sala della Pinacoteca Stuard custodisce due delle maggiori opere dell’esposizione permanente, per dimensioni e valore. La vasta tela con Cristo e la Cananea (1595 ca.) di Annibale Carracci, realizzata su richiesta del cardinale Odoardo Farnese per la cappella di palazzo Farnese a Roma.

Carracci potrebbe averla dipinta già all’inizio del suo soggiorno nella città eterna, come una delle primissime commissioni ricevute dal potente cardinale. Nel Seicento la tela passò a Parma, dove i Farnese avevano fatto confluire la ricca collezione di famiglia, vista la perdita di potere a Roma, l’esigenza di investire in sfarzo e rappresentatività nella capitale dei ducati e la ricerca di maggior sicurezza nella conservazione dei loro tesori.

Un secolo dopo, nel Settecento, l’opera fu trasferita dal duca don Carlo di Borbone a Napoli, insieme con tutta l’eredità farnesiana. Soltanto nel Novecento, grazie all’interessamento di Glauco Lombardi, ritornò in Emilia: fu collocata nel palazzo del Municipio, dove è rimasta sino al gennaio del 2016, quando è stata esposta in Pinacoteca. L’episodio rappresentato è tratto dai vangeli di Matteo e di Marco: importunato da una donna pagana di Canaan, che gli chiedeva di guarire la figlia ammalata, Gesù in un primo tempo rifiuta di operare il miracolo, ritenendosi inviato solo per la salvezza del popolo ebraico. “Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”, dice Gesù alla donna, che gli risponde: “Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli”. Di fronte alla tenacia della cananea, Gesù esaudisce la richiesta. Ed è questo il momento rappresentato dal pittore, con la donna che indica il cagnolino e Gesù che la rassicura della guarigione della figlia con il gesto della mano destra, mentre un anziano apostolo alle sue spalle assiste alla scena.

L’opera rivela la reazione della pittura bolognese agli eccessi del tardo Manierismo: bandite qualsiasi stravaganza e ricercatezza nelle pose e nelle cromie, le figure presentano una salda plasticità, di ascendenza classica, e vesti dai panneggi spessi e composti; il volto della Cananea ricorda quello di una statua antica di Niobe, che Carracci potrebbe aver visto e studiato al suo arrivo nell’Urbe.

Autore: Marco Pegazzano, Settore Cultura – Comune di Parma