recensione del film Assandira

recensione del film Assandira

Un titolo emblematico, una parola legata a molte canzoni popolari della terra narrata dal film: la Sardegna.
Salvatore Mereu, il regista, ispirato dall’omonimo libro di Angioni intreccia l’elemento investigativo alla tragica storia di Costantino Saru, padre che si ritrova a vivere una tragedia. Il proprio figlio, Marco, muore in seguito ad un incendio sviluppatosi nell’agriturismo gestito insieme alla moglie tedesca, Grete. Il dolore e l’empietà riempiono la mente di Costantino, rimasto con l’unica speranza di un nipote in procinto di nascere. L’investigazione di un detective si svolge per l’intero film intervallandosi ai ricordi di Costantino, reminiscente sia dei momenti allegri sia dei momenti tristi legati alla decisione del figlio e della nuora di rinunciare alla propria vita a Berlino per inseguire il progetto ambizioso di fondare l’agriturismo “Assandira”, riutilizzando un vecchio terreno del padre.

Inizialmente restìo, Costantino finisce per assecondare i sogni del figlio, accettando anche di interpretare il “pastore sardo” come elemento d’intrattenimento per i turisti.
Da quel momento in poi si osservano diverse vicende che delineano le personalità e le divergenze tra i vari personaggi.

Il nuovo si scontra ripetutamente col vecchio, la mentalità di “spettacolarizzazione” della vita di campagna del figlio viene mal vista da Costantino di formazione contadina legato alle tradizioni e alla cura di animali.

Il ritmo del film è ottimo, molte scene sono cariche di elementi che ampliano la percezione delle emozioni dei personaggi, a partire dai primi piani sui volti e la mancanza di colonna sonora che aumenta la desolazione di Costantino.

Recensione di Andrea Chiesa per Officina Arti Audiovisive.

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