Quando la Street Art incontra i giovani

Quando la Street Art incontra i giovani

Via Abruzzi non è certo centrale a Parma ma non è neanche così periferica. Proseguendo verso Via Toscana si può facilmente raggiungere il Parco Falcone e Borsellino e arrivare alla Galleria.

I colori predominanti sono il grigio dell’asfalto, il rosa e beige degli edifici e il verde degli alberi sparsi lungo la strada. Una via normale nel complesso. Verso la fine, tuttavia, si nota immediatamente qualcosa di anomalo: un’esplosione di colori.

In fondo alla strada, infatti, si trova il Palazzetto M. Padovani o semplicemente Pala Padovani. La struttura, gestita dal Comune insieme alla società Magik Basket, ospita diversi impianti adatti a praticare dello sport: un campo da basket, uno per il calcetto e uno per la pallavolo.

Un luogo del genere deve essere pratica e funzionale, non necessariamente bello o ricco di decorazioni. Eppure non si riesce a distogliere lo sguardo dalle sue pareti esterne, ricche di meravigliosi murales; probabilmente oggi non si riuscirebbe più a immaginarlo senza.

Nel dicembre 2016, infatti, si è tenuto il Pool Hall Street Art Convention diretto dall’Associazione Mcluc Culture e organizzato dal Comune e dall’Assessorato alle Politiche giovanili.

Per l’occasione una serie di artisti locali, emiliani e lombardi, hanno collaborato alla decorazione dell’impianto sportivo: in questo modo si è riusciti ad avvicinare i giovani all’arte urbana, essendo un luogo molto frequentato da ragazzi. L’arte, come sappiamo, deve cercare anche di fornire nuove prospettive a chi la fruisce e chi più delle nuove generazioni ne ha bisogno.

Il tema non poteva che essere lo sport. A dominare è principalmente il basket. Gli atleti raffigurati sembrano provenire da un universo alternativo, dalle influenze cyberpunk, grazie a una serie di elementi: colori al neon, cyborg intenti a palleggiare, mani umanoidi pronte a fare canestro.

Il basket diventa così il mezzo per catapultare i ragazzi dentro un universo alternativo ma allo stesso tempo questo stesso universo esalta e glorifica la disciplina che praticano regolarmente e che gli resterà nel cuore.

Sarebbe ingiusto non soffermarsi, però, su un altro murales che mette in evidenza la varietà di stili presenti. Su un lato della palestra, infatti, sono raffigurate pecore mentre si cimentano in diversi sport, dal calcio al basket fino al golf.

Questi animali antropomorfi dall’aria simpatica possono richiamare, per certi versi, ai membri della fattoria McKenzie del fumetto Lupo Alberto.  Per quanto questi disegni stonino rispetto agli altri descritti, lanciano un messaggio importante: l’attività sportiva è anche divertimento, allegria e leggerezza.

Il Pala Padovani non è però l’unico luogo frequentato da ragazzi, a Parma, dove sono presenti murales. Un altro, per esempio, è costituito da Piazzale Rondani con i lavori disegnati sul muro che circonda il Liceo Marconi. Un altro è costituito dall’asilo Sorelle Ferrari.

Voltando a destra da Via Trento, ci s’immette su una delle più ampie strade di Parma, Via Venezia. Nonostante non sia centrale, è una delle strade più trafficate, tra automobili e persone, della città. Generalmente si percorre velocemente e non si presta troppa attenzione a ciò che la caratterizza. Se si decidesse, una volta immessici, di fermarsi, anche solo dopo pochi metri, si potrebbe essere facilmente colpiti da una serie di disegni che sembrano dei veri e propri quadri.

Non sono stati realizzati su una tela ma la mano che li ha creati è quella di un pittore. Il muro dell’asilo è stato decorato nel 1997 da Adriano Orlandi, pittore, poeta e artista teatrale parmigiano che ha esposto i suoi lavori in Italia e all’estero.

Spesso i murales sparsi per la città sono stati comparati a opere d’arte in musei a cielo aperto. Anche in questo caso il paragone è più che azzeccato, essendo stati realizzati proprio da un pittore.

Questi lavori, infatti, sono strutturati in maniera differente, dato che riempiono tutta la porzione di muro in cui sono stati realizzati, come dei veri e propri quadri. Inoltre la composizione interna è costruita come se il lavoro fosse incasellato in una cornice.

I colori e i soggetti rappresentati, inoltre, evidenziano la profonda differenza con la classica street art, nella quale sono spesso utilizzati colori molto accesi e soggetti pop.

L’artista parmigiano ha preferito raffigurare le proprie opere come se stesse dipingendo una tela, grazie ai colori pastello e ai soggetti che assomigliano ad altri ricorrenti nella storia dell’arte. Tutto questo ha un forte sapore di classicità e di poca voglia di trasgressione, caratteristiche fondamentali dell’arte di strada.

Nonostante questo, i “quadri” di Orlandi riescono comunque a essere trasgressivi. La loro presenza in strada è una fonte di evasione dal grigiore quotidiano e un richiamo costante all’arte e alla bellezza che dovrebbe essere sempre presente nella nostra vita, in cui bisognerebbe perdersi ogni tanto.

Uno di questi ‘quadri’, il campo di grano, è stato dipinto proprio sul cancello dell’istituto, come a voler simbolicamente far entrare le persone dentro il quadro nel momento in cui decidono di entrare nell’edificio. Sono anche ricorrenti le persone rappresentate nell’intento di osservare il panorama circostante, dal pittore che ritrae su una tela una piccola insenatura ai ragazzi che perdono lo sguardo tra le case del Lungo Parma.

Forse anche per queste ragioni che il Comune di Parma ha voluto ricordare l’artista, scomparso nel 2014, attraverso una targa posta sul muro dove risiedono queste opere. L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione “Arte & Cultura” di Parma e dal Comitato San Leonardo, grazie al patrocinio del Comune.

Se le persone che passano distrattamente per Via Venezia avranno poca attenzione per guardare queste opere, forse i bambini che entrano ogni giorno all’asilo ne avranno di più e col tempo potranno avere un’infanzia non solo fatta di studi e di giochi ma anche di arte e armonia.

Articolo a cura di Marco Rossi.