Oltre le porte di vetro: dibattito aperto

Oltre le porte di vetro: dibattito aperto

Nel 2022 parlare di politiche giovanili senza coinvolgere, interpellare i giovani, i diretti interessati, è qualcosa di ossimorico.”

Un gruppo di ragazzi, appartenenti a diverse scuole secondarie di II grado, con l’aiuto di alcuni educatori della cooperativa sociale Gruppo Scuola, s’incontra per creare un nuovo tipo di dialogo, basato sull’ascolto, il confronto e la reciprocità,  tra i candidati sindaco di Parma e i giovani stessi.

Le aree tematiche prese in considerazione sono: spazi urbani, protagonismo giovanile, disagio e orientamento scuola/lavoro.

Tutto è nato dopo la lettera aperta di Stefano Manici: Oltre due calci nel sedere, che ha portato molte persone a voler agire un cambiamento reale, senza aspettare che qualcun altro lo facesse.

Buongiorno a tutti, 

sono Zoe Coccoi ex rappresentante del liceo Bertolucci di Parma, oggi maturanda del liceo. Sono innanzitutto, onorata di essere qui oggi, ma soprattutto entusiasta di poter far parte di questo gruppo di giovani che insieme alla cooperativa Gruppo Scuola, ci si è posti come obiettivo quello di riflettere, creare, dar voce e mettere in dialogo, da oggi, i giovani del territorio con la parte politica della città che vedremo forse in voi rappresentata. 

Ma prima di raccontare, in questo intervento, ciò che è emerso dalle riflessioni di noi giovani rivolgo a voi la nostra tesi fondamentale: Nel 2022 parlare di politiche giovanili senza coinvolgere, interpellare i giovani, i diretti interessati, è qualcosa di ossimorico. Anche con le migliori intenzioni, un adulto non riuscirà a far proprie una serie di sfaccettature che solo chi le vive in prima persona può riportare. Bisogna credere nel valore del dialogo, del confronto tra le parti come unico strumento capace di rispettare le visioni di tutti i cittadini. E questo incontro, primo passo verso un cambiamento, mi auguro possa essere solo l’inizio di un nuovo agire politico. Incominciamo! 

4 aree tematiche: spazio urbano, protagonismo giovanile, l’orientamento scuola/lavoro e disagio giovanile. Ho scelto di procedere tramite immagini perchè credo siano molto più efficaci nella comprensione delle tematiche odierne. Nel senso che potremmo aprire un metaforico vaso di pandora, con una serie di riflessioni profonde sui temi, ma necessitano di un tempo dilungato che oggi purtroppo non abbiamo. e di conseguenza lancio sul piatto del nostro tavolo di confronto una serie di immagini, interrogativi e riflessioni, in modo tale che tanto il pubblico quanto noi relatori possiamo riflettere in futuro su questa situazione. 

Spazio urbano 

Parma, centro storico, un caldo pomeriggio di maggio: Francesca, Pietro, Luca, Giovanni e Matilde. 

Cosa possono fare senza spendere? Un grande enigma. Direi che Nasce la necessità di saper ri-adattare, trasformare, re-interpretare le aree verdi e gli spazi aggregativi e culturali della città. Ci serve una flessibilità, oserei dire una fantasia tale, che permetta a Comune, enti e cittadini di saper vivere in modo nuovo la città. Una città non-vetrina ma, che essendo dotata di un bagaglio culturale sorprendente, come Parma, lo renda accessibile, fruibile a tutti. Come possiamo tutelare un bene culturale e non solo, se non ne facciamo conoscere il pregio e il suo valore collettivo ai propri cittadini? I circoli virtuosi nascono nel momento in cui passo dopo passo, giorno dopo giorno, le persone incentivate, con prezzi calmierati e non solo (perché possiamo aggiungere anche i progetti…), frequentano, vivono, un luogo, qualsiasi esso sia. Così si nutre un senso di appartenenza collettivo. Così tu stesso diventi la tua città. 

E a ciò possiamo aggiungere altri due aspetti: i trasporti pubblici (soprattutto quelli interurbani), cavallo di battaglia della consulta, e la sicurezza, che soprattutto certe fasce della popolazione sentono meno presente. Come una donna nel girare la sera da sola in certe aree della città. 

Protagonismo giovanile 

Tratto da una storia vera. Mi addentro nei corridoi del Bertolucci e a campione domando ad Ernesto, Lisa, Anita e altri una semplice domanda: Cos’è la consulta giovanile e di cosa si occupa? silenzio, l’incertezza riempie l’aria. Com’è possibile forse, vi domanderete. Ecco bisogna essere vigili nel comprendere la realtà giovanile che ci circonda. una realtà che non vede tutti i giovani attivi, consapevoli e soprattutto motivati a esserlo. Tutt’altro! Qui sta una delle sfide più importanti dell’agire politico.

Il protagonismo giovanile che interpretiamo noi non è essere unici, soli capaci protagonisti di un qualcosa, ma creatori di una dimensione in cui le persone si sentano parte di un cambiamento, insieme. Servono esempi e modelli adulti virtuosi, ma soprattutto formazione e comunicazione. 

La prima perché solo se consapevoli del sistema socio-politico-economico in cui siamo possiamo vederne i limiti ed i pregi. Come avvicinare la massa di giovani a una tale riflessione? Come accendere in essi tale interesse? 

La seconda perché la comunicazione è la chiave per fare rete, conoscere ciò che avviene nel nostro territorio. Guardando il sito di Informagiovani ci siamo resi conto quanto sia necessario INVESTIRE economicamente su un portale che possa essere contenitore di tutte quelle informazioni utili ai giovani (eventi musicali, culturali…). Tuttavia, se si parla di protagonismo, c’è anche lo stare, il riflettere, l’agire insieme e ciò necessita spazi dedicati e adeguati. Parola chiave di questa presentazione. 

Orientamento scuola/lavoro 

E’ il 1818 quando Gericault dipinge “La zattera della medusa”. 

Una tela che rappresenta perfettamente l’immagine che voglio dare. 

In balia delle onde, frastornato dal rumore del mare, si trova il nostro giovane-zattera, alla ricerca del proprio faro, la luce della propria strada. 

Chi può supportare la zattera? 

Noi, voi, tutti 

Come? 

Servono progetti che accompagnino i giovani in un percorso di consapevolezza sempre maggiore di sé e del mondo, servono occasioni ed esperienze che facciano emergere il valore e le potenzialità dei giovani, servono prospettive perché queste nutrono gli spiriti e la fiducia nel proprio futuro. Come per esempio, riflettere sull’agevolare in modo diffuso le prime esperienze di lavoro degli over 16, garantendo percorsi realmente di crescita professionale, strettamente connessi con il proprio percorso formativo, incentivando le aziende a prendersene effettivamente carico. Recuperando un’etica del lavoro. 

Porrei l’enfasi su quella parte di giovani in difficoltà socio-economica e quindi culturale, più facilmente a rischio di dispersione scolastica e successivamente con minori opportunità lavorative, e che spesso finiscono nelle statistiche NEET, alimentando situazioni di emarginazione sociale, devianza e microcriminalità, con relativi costi sociali pesantissimi. 

Disagio giovanile 

2008, Cattelan, controverso artista italiano realizza “Charlie don’t surf”. Scandalo, riflessione pura, possibile essenza del nostro argomento. 

Credo che il disagio giovanile, sia la sintesi di tutti gli aspetti negativi che i problemi della società odierna inducono nei giovani. Il mio obiettivo non è colpevolizzare, accusare o trovare un capro espiatorio, la storia ci insegna che è meglio evitare, perché l’uomo non sa quanto può fare e farsi male, ma ci insegna che insieme possiamo e dobbiamo prenderci cura degli altri. 

Comprendere che solo dando voce a un giovane, quest’ultimo può sentirsi ascoltato e forse capito. Solo con il dialogo intergenerazionale possiamo risolvere i problemi. Ma non il dialogo fine a se stesso, chiariamo. ma il dialogo che porta soluzioni e quindi spazio alla formazione degli adulti, dei genitori, dei docenti: di coloro che sanno ma non tutto e che

devono fare lo sforzo di costruirsi nuove chiavi di lettura per ritrovare una connessione con i giovani. 

ed infine giunti verso la conclusione, vi lascio a una breve riflessione. Partendo dalla parola CAMBIAMENTO che significa tante cose, ma soprattutto spazi fisici e di confronto periodico per affrontare le questioni aperte. 

è necessario considerare che i problemi sono tanti, diversi, più o meno sentiti dalla collettività, ma ugualmente importanti. E credo che essere sindaco significhi far anche, non solo, propria la sfida di trasformare Parma in una città migliore che ascolti e supporti i propri cittadini con un sentito I care, motto di Don Milani, ripudiando il Me ne frego. 

Grazie

è possibile vedere l’incontro cliccando il link