“Okay, I’m going!” – “Ok, Io vado!”

“Okay, I’m going!” – “Ok, Io vado!”

Federica con la sorella Melody

Questa è la testimonianza di Federica, ragazza quindicenne del Ghana che, come tanti suoi coetanei, fa parte della grande famiglia della Scuola del fare. In questo difficile periodo di restrizioni ci siamo riscoperti a dare maggior spazio all’ascolto, al dialogo e alla condivisione dei nostri vissuti durante i nostri pomeriggi. Tanti dei ragazzi che vivono la Scuola del Fare, sono protagonisti della cosiddetta seconda generazione e vivono quotidianamente la distanza di due mondi diversi e lontani ma che caratterizzano entrambi la loro identità. Il viaggio affrontato è un ponte tra la cultura d’origine, che vivono a casa con le famiglie, e la cultura “d’arrivo” . Assorbono nuove regole, parole, costumi e usi e loro volta arricchiscono la nostra società di nuove pratiche culturali. I nostri ragazzi rappresentano dunque dei ponti tra culture, testimoni di dolorosi distacchi ma anche fonte di ricchezza e speranza in un futuro sempre più aperto e interculturale!

Okay, I’m going!

“I used to live with my mum and my siblings. It was long but the had to leave it was like a nightmare. I had to live without my mum and siblings for the first time. My mum sent me to my grandmother’s place. I didn’t want to go whit them because I didn’t want to leave my house, my friends and other valuable things behind and my country as a whole. The Ghanaian dish and others.

Time flew fast, it was soon three years since they left, I was in my room when my mum called she told me I will be joining them in the next three days. I had to go because I missed my siblings. Staying these years without them was like hell. But I was very sad as well when I heard the news. I had to make a great sacrifice. I had to leave my native country where I was born raised up to a foreign country.

Three days later I had to move to Italy where there are people with different colour and culture. I fell in love with the place and people the first day I saw them. They were so hospital and nice. It was a great experience meeting new people, different colours different cultures, but I still missed my people (my friends) it wasn’t easy staying here because the people here spoke a different language. We all know learning a new language is very stressful. I wasn’t easy I used to cry when they are talking and I don’t understand a thing. I like their foods too but I still miss the Ghanaian dish although my mum prepares our food isn’t as nice as the one we used to eat in Ghana. I had to go.”

Okay, io vado!

Vivevo con mia mamma e i miei fratelli, l’idea di andarmene era come un incubo. Avrei dovuto vivere senza mia mamma e i miei fratelli per la prima volta. Mia mamma mi mandò da mia nonna, non volevo partire con loro perchè non volevo lasciare la mia casa, i miei amici, il mio paese, il cibo ganese.

Passarono veloci tre anni, ero nella mia camera quando mia mamma mi chiamò e mi disse che li avrei raggiunti tre giorni dopo. Dovevo andare, mi mancavano tanto i miei fratelli, stare senza di loro era come un inferno, ma ero comunque triste; avrei dovuto fare un grande sacrificio, avrei dovuto lasciare il mio Paese, dove sono cresciuta, per andare in un paese straniero.

Tre giorni dopo sono partita per l’Italia, una nuova cultura e nuove persone, ma per fortuna mi sono piaciuti il posto e le persone fin da subito. Le persone erano carine e ospitali. E’ una grande esperienza conoscere nuove persone, culture, colori ma non è facile stare con persone che parlano una lingua diversa dalla mia mia. Mi mancavano comunque i miei amici. E’ difficile e stressante imparare una nuova lingua; all’inizio piangevo molto quando non capivo. Mi piace molto anche il loro cibo ma mi manca quello ganese, anche se mia mamma lo prepara qui, non è la stessa cosa.