Mostre Storiche a Parma: Costellazioni Familiari. Dialoghi sulla libertà

Mostre Storiche a Parma: Costellazioni Familiari. Dialoghi sulla libertà

Inaugurata il 27 settembre 2019 a Palazzo del Governatore, “Costellazioni Familiari. Dialoghi sulla Libertà”, alla presenza di Michele Guerra, Assessore alla Cultura del Comune di Parma, Luigi Capitani, presidente e amministratore delegato di Cepim Spa, Interporto di Parma, Arturo Carlo Quintavalle, curatore della mostra, e l’artista Gianluigi Colin.

L’attualità ma anche la memoria. Gianluigi Colin torna nell’amata città di Parma con una nuova mostra: Il curatore Carlo Arturo Quintavalle ha dichiarato: “La mostra di Colin non è da guardare, ma è una mostra di cui capire le domande, per esempio cos’è l’arte oggi.”

Entrando nella prima sala adibita alla mostra lo spettatore si imbatte in un gigantesco foglio di giornale, su cui scivolano onde del mare. Inizialmente, si perde in questo senso di serenità ed equilibrio evocato dalle onde. Ma solo chinando gli occhi verso terra lo spettatore si ridesta, accorgendosi del vero spavento, protagonista dell’installazione. Sul pavimento sono disposte lastre di metallo, ricoperte da parole. Esse riportano alla tragica disavventura di Alan Kurdi, bambino siriano trovato morto nel 2015 sulla battigia di una spiaggia della Turchia. E quello sulla parete non è il mare calmo stampato nei nostri ricordi, ma il Mare di Alan.

Gianluigi Colin, cover editor di La Lettura e art director del Corriere della Sera, accompagna lo spettatore all’interno della sua ricerca artistica, che coinvolge diversi sistemi, come quello delle parole e quello delle immagini, ma anche figure come Mimmo Rotella, Antonio Recalcati, Martino Gamper e molti altri. Amici, poeti, scultori, ma soprattutto artisti, che seguono Colin nella ricerca di un nesso tra la cronaca e il passato. È possibile percepire un sentore di ricordo, memoria, che si insinua all’interno delle sale del Palazzo del Governatore a Parma.

La prima sala fa capire da subito il tema della mostra, legata all’universo dell’informazione, dell’attualità, legato irrimediabilmente anche alle tragedie ed prepotenze del nostro mondo. Ma non è l’unico tema trattato da Gianluigi Colin all’interno della sua mostra. Egli infatti realizza un’unione tra attualità e memoria, attraverso immagini, opere e temi in grado di ricordare l’immaginario passato come quello corrente.

Il prologo aspetta il visitatore nella seconda sala, inondata da un flusso continuo di fotografie. Rappresentano l’assedio dell’immagine a cui tutti noi oggigiorno siamo sottoposti.

Attraversando il flusso ininterrotto, si apre il percorso espositivo. Immagini, opere del passato, drammi e titoli di giornale invadono la mostra. È come un groviglio intricato impossibile da sciogliere. Eventi di cronaca, politici e uomini di potere incontrano i grandi artisti del passato, come Piero dalla Francesca, Georges Seurat e Andrea Mantegna. Colin inoltre ripropone un soggetto a lui molto caro: i suoi Sudari. Sono sostanzialmente immondizia, stracci di parole, che però, attraverso il loro aspetto “vissuto”, trapelano memoria.

Colin non è solo un artista o un critico, ma è prima di tutto un uomo, che, indagando il mondo dell’informazione e scavando nella memoria, cerca di elaborare una riflessione sul presente. Su quanto il nostro mondo sia collegato a quello passato e quanto anche noi stessi siamo inevitabilmente legati tra di noi. Condividiamo lo stesso mondo, le stesse ingiustizie, le stesse conquiste.

Colin sente il bisogno di far conoscere questa esperienza come un pezzo della storia. La capacità di dialogo che, apparentemente si forma e si crea e si distrugge nei giornali, ha un altro versante che si crea attraverso l’incontro con i contemporanei, con gli artisti, con gli intellettuali con la volontà di rovesciare questa distruzione. Colin fa vedere come tutto questo si distrugge ma come è possibile partire da questa distruzione per costruire.

Autore: Marco Pegazzano, Settore Cultura – Comune di Parma