Lettera a te, Città di Parma

Lettera a te, Città di Parma

“Una settimana, poi torno”, e ci siamo lasciate. Dopo tre mesi, siamo ancora a 167 chilometri di distanza.

Cara Parma, quanto può darti una città?

Tre anni fa sono arrivata da te, poco più che ragazzina. Erano tante le aspettative per questa prima, nuova vita lontano dalla casa in cui sono cresciuta. Diciannove anni e una valigia rosa di sogni e responsabilità.

Mi hanno accolta la tua aria nostrana e il tuo giallo gentile. Da amica hai teso la tua mano e ho subito capito quanto fosse spontaneo familiarizzare con te. Ogni giorno, mentre sfrecciavo sulla biciletta color aragosta, ci conoscevamo sempre di più. Mi hai vista col sorriso rincorrere le stagioni in Via Solferino, sotto i suoi pruni in fiore; poi accigliata, mentre percorrevo via Langhirano di ritorno da un esame andato male; e ancora gioiosa, abbattuta, perplessa, confusa, innamorata, riconoscente. E non mi hai mai giudicata.

Il regalo che più apprezzo, tra i tuoi, è il modo in cui mi hai permesso di trovare me stessa. Sono arrivata da te per studiare, affascinata da quel corso universitario che sembrava cucito apposta per me, e sul tuo sfondo mi sono riscoperta. Qualcuno direbbe che è stato quel naturale processo che fa da ponte tra l’adolescenza e l’età adulta; io dico che anche il tuo abbraccio ha aiutato. Quell’abbraccio che, come una nonna, ti avvolge di discrezione e pacatezza e raffinatezza, e non ti fa soffocare.  Ecco cosa percepisce chi percorre le tue strade.

Sono tante le piccolezze che mi mancano di te: la merenda davanti al Teatro Regio, le note che riempiono l’aria in Borgo del Parmigianino, le panchine di legno nel Parco Cittadella sotto il sole di ottobre, il corallo al tramonto sul tuo Battistero.

A chi ancora non ti conosce, consiglio di lasciarsi andare alla tua atmosfera ibrida, un po’ cosmopolita e un po’ contadina. Perché proprio per questo, per la tua natura multiforme, chiunque con te può sentirsi a casa.

A chi ancora ti vive – che inconscia fortuna – porgo l’invito del respiro: è così bello accoccolarsi in quell’abbraccio generoso.  

A chi ti ha lasciata, come me, dopo tanto tempo, chiedo: quanto può darti una città?

Articolo scritto da Ilaria Arnaboldi, studentessa di Scienze Gastronomiche presso l’Università degli Studi di Parma

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