La Street Art dove non te l’aspetti

La Street Art dove non te l’aspetti

Quante volte siete partiti o arrivati dalla stazione dei treni? Forse non riuscirete a mai a contarle. Immaginate di essere un visitatore che non ha mai messo piede in città e che decida di arrivare proprio tramite treno. Una volta sceso al binario potrebbe uscire dalla stazione e raggiungere il centro a piedi oppure scendere all’ultimo livello e salire su un autobus.

Se decidesse di prendere l’autobus, fino a non molto tempo fa, la cosa più bella da guardare sarebbe stata probabilmente lo schermo del cellulare. Le cose, fortunatamente, cambiano.

Nell’attesa, il nostro visitatore non potrebbe non essere colpito da una moltitudine di forme e colori che decorano la parete opposta alla fermata. Magari gli verrebbe voglia di non prendere il primo autobus ma di aspettare il successivo per potersi così godere quelle che a pieno titolo sono due opere d’arte.

Alla destra del muro si trova il volto, inconfondibile per ogni parmigiano, di Giuseppe Verdi. L’opera ritrae diversi aspetti della vita del grande maestro, dalla casa di nascita a Roncole, al suo lavoro artistico, fino alla vita nei campi, mostrando diversi frammenti in un’unica composizione, esattamente come la vita di ognuno di noi è composta da diversi aspetti che ne formano la meravigliosa unità. Quello che colpisce è un senso di bilanciamento, dato dalle varie parti che riescono a essere perfettamente distinte grazie a linee e colori, ma che allo stesso tempo sembrano impossibili da scindere. Probabilmente l’elemento di maggiore unità nella composizione è lo stesso Teatro Regio, che funge da meraviglioso sfondo.

L’opera è grazie al progetto Parma Street View, la manifestazione ideata da Chiara Canali e Federica Bianconi, ed è stata eseguita dagli street artist Nabla & Zibe.

Alla sinistra si trova, invece, l’opera di un artista parmigiano, Alessandro Canu, dedicata alla strage di Bologna del 2 agosto 1980. Oltre alla bellezza delle forme e dal colore rosa acceso che colpisce chi guarda, è soprattutto il simbolismo a rimanere impresso. Dei semplici giochi di bambino che si rompono, richiamano alla strage avvenuto oltre quarant’anni fa. La semplicità con cui si riesce a rappresentare un evento così complesso e doloroso è straordinaria.

Questo progetto è stato inaugurato il 31 luglio 2020, in contemporanea con altri due progetti a Reggio Emilia e a Bologna, grazie al progetto Strage Bologna, alla stazione di Parma un murale per ricordare i 40 anni dalla bombaLost&found 1980-2020. Memorie private e collettive 40 anni dopo“.

Il visitatore, però, potrebbe anche farsi venire a prendere in macchina da un amico. Non si sa quale percorso e quale meta potrebbero scegliere ma non è da escludere che si rechino in Via Trento. Dopo un breve tratto, superata la rotonda, imboccherebbero il sottopasso. Il nostro visitatore avrebbe così la sensazione di essere osservato.

Guardando a destra e a sinistra, infatti, non potrete non accorgervi di uno strano volto dai lunghi baffi che ricorda quello di Salvador Dalí, intento a osservare l’ambiente circostante. L’uomo, ripetuto su tutte le pareti del sottopasso in diverse versioni, sembra aver appena trovato l’accesso al nostro mondo da un’altra dimensione, dopo essersi destreggiato tra una fitta vegetazione. Osservando meglio tutti i murales si può notare che l’uomo sia titubante dell’affacciarsi alla nostra strana dimensione, ma, nonostante questo, continua a farlo.

I sottopassi sono tra i posti meno amati di tutte le città, soprattutto la sera poiché possono essere molto pericolosi, e spesso sono anche quelli peggio tenuti. Il viaggiatore extradimensionale ha quindi sbagliato a comparire in quella particolare zona. O forse no.

Proprio perché tutti ci siamo passati e continueremo a farlo molte altre volte nella nostra vita, il sottopasso di Via Trento merita di essere ben considerato e soprattutto salvato dall’inevitabile degrado urbano che tocca una simile struttura.

Tutto questo è stato possibile perché il Comune ha aderito al progetto #IKEAlovesEARTH, volto ad aiutare il pianeta attraverso la street art. Dopo un primo lavoro realizzato nel giugno del 2016, il progetto è stato completato nell’ottobre dello stesso anno grazie all’associazione Others Associazione Culturale.

Insieme con alcuni allievi del liceo artistico Toschi, l’artista di fama internazionale Seacreative, nome d’arte di Fabrizio Sarti, ha realizzato l’opera La città che respira. Sarti ha lavorato diverse volte in aree urbane abbandonate, cercando di fondere la sue opera con l’architettura urbana.

I murales che compongono l’opera, oltre a fondersi con l’architettura del sottopasso diminuendone il senso claustrofobico, hanno un’altra caratteristica: sono stati realizzati con Airlite, una tintura in grado d’assorbire le particelle di ossido d’azoto presenti nell’aria. Il nostro esplorare, dunque, si è trovato in uno dei punti della città che ha maggiormente bisogno della sua presenza.

Superato il sottopasso, i nostri potrebbero dover parcheggiare. Voltando a destra, si può facilmente raggiungere il parcheggio di Via Palermo, accanto al Workout Pasubio, o semplicemente WoPa, le ex officine Manzini. Guardandosi intorno non si può certo dire di trovarsi in uno dei posti più caratteristici di Parma, specialmente perché ci si trova vicino alla ferrovia. Eppure anche questo luogo è stato graziato dalla presenza dell’arte.

Il muro laterale del parcheggio è decorato da una serie di disegni. Quello che colpisce non è tanto la loro presenza in un posto relativamente isolato, ormai sarebbe strano non trovarne, ma la loro particolare realizzazione. I soggetti, realizzati in stili diversi, richiamano a un mondo dal sapore distopico, ricco di violenza e distruzione. Quello che si percepisce, allo stesso tempo, è una forte ironia. Un esempio è dato da una testa mozzata, dal volto dipinto con colori tribali, che sputa in segno di spregio, quasi non gli importasse della sua condizione.

Troviamo anche riferimenti alla cultura pop, come il volto sorridente di Gary Coleman, protagonista della serie televisiva Il mio amico Arnold (Diff’rent Strokes), sovrapposto a un orrido teschio. Osservando il muro si possono trovare altri personaggi, come Bob Marley in versione messianica, rigorosamente con la testa separata dal corpo, oppure il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-un, in versione stilizzata. Probabilmente, se si osservasse meglio, si potrebbero trovare molti altri riferimenti.

Rispetto ai murales visti in precedenza, i colori non sono accesi: quelli ricorrenti sono il nero e il grigio.  Inoltre gi artisti hanno sfruttato direttamente il muro per riempire le proprie figure, che risultano così perfettamente integrate con l’ambiente circostante, quasi come se  fossero in quel parcheggio da sempre.

Tutto questo è stato possibile grazie al contributo dell’associazione McLuc Culture, che, dal 2005, diffonde la street art in città. Quello che normalmente è un non-luogo, in questo caso il parcheggio di Via Palermo, si è così trasformato in un piccolo museo d’arte contemporanea. Non sappiamo cosa capiterà al nostro visitatore nei giorni della sua permanenza in città ma probabilmente sarà rimasto colpito e sorpreso di aver potuto ammirare queste opere d’arte contemporanea senza neanche dover entrare in un museo.

Articolo a cura di Marco Rossi.