I Murales del Parma Street View

I Murales del Parma Street View

Voltando a destra a metà di Strada Nino Bixio si entra in Via Benassi, dove si trova il Liceo linguistico G. Marconi. Se si volesse proseguire verso il ponte Caprazucca, si dovrebbe necessariamente passare dal piazzale dedicato ad Alberto Rondani, poeta e letterato parmigiano attivo in città nella seconda metà dell’ottocento.

Se, invece di proseguire, ci si volesse fermare a osservare il piazzale, due cose salterebbero agli occhi. La prima è il monumento ai caduti delle barricate del ’22. Costituito da una serie di lastre in pietra poste in vari punti del giardino al centro del piazzale, dalla sua creazione, nel ‘97, è stato per anni lasciato a se stesso, come il resto del piazzale, in un processo di costante degrado. La seconda è costituita da una serie di murales dipinti sulle mura del liceo. Se il monumento, però, si confonde abbastanza bene con il resto dello spazio, i murales, esempio di street art, non si possono non notare immediatamente. I disegni dal gusto contemporaneo e i colori sobri ma allo stesso tempo accesi danno un senso di vita all’ambiente circostante.

La scelta del piazzale non è stata casuale. Oltre alla necessità di rivalorizzare la zona, il progetto della loro ideazione ha voluto coniugare memoria storica e valorizzazione artistica. I dipinti, infatti, rappresentano proprio dalle barricate del ’22, i moti di rivolta e ribellione nei confronti delle incursioni fasciste che caratterizzavano il periodo precedente alla dittatura di Mussolini.

Anche quella degli artisti che si occupano di street art è una forma di protesta, verso il conformismo e le regole della società contemporanea. Dipingere le mura di edifici, che si vedono ogni giorno, è un modo per guardare lo spazio in maniera diversa dal solito e per romperne l’inevitabile monotonia. Non c’è però solo questo. Questa forma d’arte serve anche fornire stimoli in maniera semplice ed efficace dove non avremmo mai pensato di trovarne. Unendola, però, con la narrazione storica si fa molto altro: si cerca di trovare approcci nuovi e stimolanti per avvicinare le nuove generazioni a episodi della città che sono fortemente sentiti ancora oggi. La street art deve essere libera e indipendente proprio ma servirsene per ricordare eventi di coraggio, resistenza e ribellione giustifica il compromesso.

I murales di piazzale Rondani sono stati realizzati durante il primo Parma Street View, un evento di tre giorni dedicato proprio alla street art, nel settembre 2014 da diversi artisti parmigiani. L’evento è stato organizzato dall’associazione culturale Art Company, in collaborazione con Made in Art e l’assessorato alla cultura di Parma, e curato da Chiara Canali e Federica Bianconi.

Il progetto ha vinto l’avviso pubblico #estatequi, indetto dall’assessorato alla cultura, e si è concretizzato in un happening pubblico di Street Art e Urban Art dove è stato decorato il muro del liceo G. Marconi. Sono stati coinvolti diversi artisti, tra cui Alessandro Canu, Chomp, Dildo Society, Grozni, Mha Corre Fra gli Alberi, P-54 e PsikoPatik. Le varie performance delle giornate sono state realizzate da Giovanni Cavalleri, Luogo Comune, Mr. Savethewall e Pool Hall McLuc Culture.

Oggi sembra, per certi versi, impossibile immaginare quella zona senza quelle splendide illustrazioni. L’idea del progetto è stata quella di avvicinare la cittadinanza a questa forma artistica, spesso fin troppo disprezzata, riuscendoci pienamente. Dopo questi murales, che sono stati i primi, ne sono stati realizzati altri in tutta la città, anche grazie ad altre edizioni del Parma Street View.

Se si tornasse su Strada Bixio e si proseguisse in direzione della stazione, si giungerebbe in Viale Paolo Toschi, dove ha sede l’omonimo liceo artistico. Non è di quest’ultimo edifico che si vuole trattare.

Dall’altra parte della strada, infatti, è presente una pensilina, spesso associata al degrado. Questo è ancora più grave se si considera che è un punto obbligato di passaggio per chi arriva dalla stazione e si dirige verso il centro e soprattutto perché dall’altra parte è presente un luogo dove i futuri artisti di domani dovrebbero essere guidati alla scoperta di quello che vorranno diventare.

Le edizioni del Parma Street View, del 2015 e del 2018, hanno scelto come location proprio la famigerata pensilina. Uno dei principali nomi che hanno preso parte alla decorazione è quello di PAO, originario di Milano dove vive e lavora. I suoi lavori sono stati esposti al Padiglione d’arte contemporanea di Milano, alla Triennale di Milano e alla Biennale di Venezia. Oltre a lui hanno anche collaborato diversi artisti dell’associazione McLuc Culture, alcuni degli studenti del Toschi.

Girando intorno alla struttura non si può non notare il passaggio dell’arte. Ogni lato dell’edificio, tranne quello davanti, è circondato da diverse specie di animali. Su un fianco è presente, infatti, un meraviglioso esempio d’arte pop: un pinguino piccolo e paffuto, che cavalca un’onda di mille colori. Per quanto chiunque si renda perfettamente conto dell’assoluta particolarità dell’opera, molto più vicina a quella di una galleria d’arte, il servirsi dello sfondo di mattoni l’integra alla perfezione con l’edificio.

Dalla parte opposta, invece, si passa a un animale decisamente più familiare: un panciuto martin pescatore. Il volatile riempie quasi completamente il muro in tutta la sua magnificenza. L’artista ne ha messo in risalto i colori, blu e rosso, anche grazie alle meravigliose sfumature verdi dello sfondo, che richiama la campagna parmense. In quella che sembra una bellissima fotografia bucolica, c’è un elemento che è impossibile non notare. L’uccellino, infatti, è stretto da un anello di plastica, usato per tenere insieme le lattine di birra. L’oggetto non rompe la composizione del quadro ma è comunque percepito come un elemento di disturbo, per porre l’attenzione dello spettatore sul tema dell’ecologia, in maniera semplice e chiara.

Il lato posteriore dell’edificio è arricchito, invece, da una serie di graffiti che richiamano alla giungla, grazie al colore verde e agli esseri rappresentati, come una scimmia o una pianta carnivora. Un groviglio continuo sembra unire le varie pareti, dando la sensazione di trovarsi veramente in un posto esotico, dove la natura ha preso il sopravvento, ma dal forte sapore alternativo. Forse si parlerà ancora, in maniera non molto lusinghiera, della pensilina ma d’ora in avanti vi si potrà accostare la parola ‘arte. Magari, un giorno, sarà d’ispirazione a qualche studente.

Articolo a cura di Marco Rossi.