Guareschi e il cibo

Guareschi e il cibo

La buona tavola, l’enogastronomia e i prodotti tipici della Bassa sono talmente in simbiosi con il “Mondo piccolo” guareschiano, al punto che esistono, all’interno dei 346 racconti dedicati da Guareschi alla sua terra e alla sua gente, veri e propri menù, improntati a quelle usanze che, soprattutto ni campagna, prevedevano un’accoglienza speciale per ospiti di riguardo e, allo stesso tempo, abbondanti piatti tipici in occasione delle riunioni fra amici o, meglio ancora, fra coscritti della stessa classe.

È il caso del “Menù dei reduci”, ovvero della cena che, ogni 4 novembre, gli ex soldati preparavano alla Cascina Vecchia: «Il menù di ogni rancio era semplice: salame e culatello, pastasciutta. cacciatora di pollo o spezzatino di vitella, due o tre torte grandi come ruote di carro, spezzoni di formaggio grana e un diluvio universale di vino imbottigliato.» Tutto nel più puro spirito cameratesco, in salsa della Bassa. Per non parlare della giornata dei falsi fuoriusciti russi che don Camillo prende sotto la propria ala, nella speranza di ricavarne propaganda contro i rossi: giornata che inizia con la colazione dal mezzadro Loroni. «Per la colazione (caffelatte, zabajone con marsala, spalla cotta, pane appena sfornato, vino bianco frizzante, torta di amarene, nocino)» il pranzo a casa dell’affittuario Bocci. «Prosciutto di Langhirano con melone, anolini in brodo, bollito di manzo, vitello e cappone, arrosto di tacchino, frutta, torte assortite, lambrusco, fortanella, trebbiano, visciole sotto spirito» e per finire la cena nella tenuta dei Bernaschi.

«Culatello di Zibello, salame di Felino, funghetti e carciofini sott’olio, consommé, pasticcio di maccheroni, pollo novello alla diavola, insalate miste, petti di pollo frutta fresca, macedonia di frutta, zuppa inglese, gelato, vini pregiati, liquori di gran classe, caffè, musica riprodotta» Insomma, tutto ciò che era, che è e che sarà la tavola nella terra di Giovannino. Ogni occasione, qui nella Bassa, è buona per celebrare le meraviglie della cucina tradizionale (in senso lato, naturalmente…): «Don Camillo, ad un bel momento, proprio alla fine di una cerimonia, si sentì mancare. “Cos’avete, Reverendo?” Chiese Peppone. “Fame!” ruggì don Camillo. “Non ci vedo più: non ho toccato una briciola in tutta la giornata.” “Sarò un senzadio ma non senza coscienza “affermò Peppone. ‘La mia casa è qui a due passi: vi invito a cena”. Peppone volle fare le cose per bene e, svegliata la moglie, le ordinò di preparare la tavola in saletta, di far riscaldare i tortelli e la cacciatora e d’affettare lo storico culatello serbato per le grandi occasioni… Finalmente venne e don Camillo, entrando nella saletta, si sentì quasi svenire Culatello, tortelli, cacciatora: la sua mente si perse in quella sinfonia di profumi melodiosi». Insomma, la vita nel “Mondo piccolo” guareschiano è legata a doppio o, forse, triplo filo alla cucina, alla tavola, alle tipicità, alle più genuine tradizioni della gente straordinaria di queste terre!