Giornata della memoria

Giornata della memoria

Per celebrare la “Giornata della Memoria” abbiamo deciso che fosse il momento che i ragazzi e le ragazze del CG Federale entrassero in maniera più vera ed in parte reale in quelle che erano le regole, gli obblighi, le discriminazioni sulle  differenze etniche, il colore di pelle, e l’appartenenza religiosa ovvero tutto ciò che era accaduto proprio nei campi di smistamento e di sterminio.

L’equipe educativa il pomeriggio del 26 gennaio ha richiamato tutti i ragazzi e le ragazze per una riunione. Il salone del Centro Giovani era gremito, tutti curiosi ed anche in parte preoccupati dalla veloce e insistente richiesta da parte degli educatori di doversi incontrare per dare loro delle comunicazioni.

“Ragazzi ci è arrivata un’importante e dura comunicazione, dobbiamo diminuire gli accessi al Centro Giovani, restringerli e selezionare solo alcune persone. Ci dispiace ma non è più possibile rimanere tutti insieme”, così comunica l’educatrice ai ragazzi; da quel momento qualcosa sarebbe cambiato.

“Ci sono nuovi criteri di selezione”, i ragazzi e le ragazze sono ancora incerti se credere o meno a cosa stava accadendo, guardano gli educatori con occhi dubbiosi ma anche curiosi di capire meglio cosa succederà da lì a poco.

Chi resterà al Centro? Chi ne avrà diritto?

Ed ecco che si inizia con le domande fatte dagli educatori al gruppo, in maniera molto veloce e decisa, senza possibilità di replica.  Da qui nasce la prima selezione, poi la seconda, poi la terza e così via… chi non rientra in questi requisiti è fuori.

“Chi ha entrambi i genitori italiani? Chi ha un padre medico o insegnate? Chi ha la mamma casalinga? Chi non è cittadino italiano? Chi non è nato in Italia? Chi ha uno dei due genitori disoccupati? Chi ha un fratello o un partente diversamente abile? Chi abita più di 10 chilometri lontano da Centro Giovani?  Chi porta gli occhiali? Chi è un musicista o artista? Ecc …”

Con queste domande, si iniziarono a creare più gruppi, alcuni più grandi e alcuni composti da soli due ragazzi. Gli animi sobbollivano, si avvertivano tensioni ed un forte senso di ingiustizia. C’era chi si scagliava in aiuto e sostegno dell’amico/a cercando qualche escamotage per farlo rientrare nel gruppo, chi arrabbiato usciva del salone sbattendo la porta, chi incitava gli amici a ribellarsi a questa ingiustizia e chi da solo rimaneva al centro del salone poiché ormai era rimasto l’unico, secondo i falsi requisiti, a poter frequentare il Centro.

“Ma da solo cosa resto a fare”? così domandò Erik agli educatori, e girandosi verso i compagni ed amici disse “Se non ci siete voi, non resto nemmeno io” e si aggiunse al gruppo degli esclusi.

Si respirava un’aria davvero tesa e piena di rabbia, e prima che la situazione diventasse troppo pesante, gli educatori hanno comunicato ai ragazzi che era una sorta di “gioco”, un modo molto chiaro e netto di far capire e sentire sulla propria pelle cosa succedeva quando si facevano i rastrellamenti, quando i tedeschi piombavano in casa e senza molte parole ti portavano via con loro verso un campo di lavoro, di smistamento o di sterminio.

Così è iniziato il nostro “viaggio” verso Fossoli. Con un po’ di amarezza in bocca e un profondo senso di ingiustizia, esattamente come gran parte dei prigionieri si sentivano, inermi e senza nessun potere se non quello di arrendersi alle tremende condizioni imposte da altri.

Il 27 gennaio nel primo pomeriggio partiamo per Fossoli, per il campo di smistamento in provincia di Modena. Durante il viaggio niente musica, niente scherzi o giochi, ma solo la serietà e il pensiero verso un luogo di memoria e di dolore. Ci siamo fermati durante il viaggio, qualche domanda su come ci si sente, cosa ci si aspetta e quali sono le emozioni che sentiamo.

Arrivati a Fossoli troviamo ad aspettarci la nostra guida, che inizia con molta serietà e gentilezza a spiegarci meglio in che luogo ci troviamo. La seguiamo per il campo, tra le piccole casette di mattoni ancora esistenti e tante macerie. Faceva freddo e pioveva, avevamo le mani e piedi infreddoliti, iniziò a nevicare sempre più forte. Le parole della guida, le storie dei deportati e le letture dei racconti dei sopravvissuti sono entrati nelle nostre menti, occhi e cuori. Un luogo dove ancora oggi si respira dolore, ingiustizia e sofferenza.

Un luogo della memoria dove arrivarci pronti e consapevoli aiuta a comprendere ancora meglio che tutto ciò non deve mai più riaccadere, dove gli errori del passato servano come luce per non perdersi ancora. 

Equipe educativa

Centro Giovani Federale