Adole-scemi? Sguardi sui nostri ragazzi e ragazze ai tempi del Coronavirus

Adole-scemi? Sguardi sui nostri ragazzi e ragazze ai tempi del Coronavirus

Pillola 0: Sembra quasi di vederli…

Come da un pianeta lontano e dal nostro telescopio è come se li vedessimo tutti, i ragazzi e le ragazze  ai tempi del Coronovirus. Vivono e sopravvivono dentro gli schermi, galleggiando nel liquido amiotico dei loro pc, costretti dentro un piccolo riquadro, sonnolenti, immersi involontariamente in una lezione on line o accecati dalle ore di playstation. Un’adolescenza marziana, esplosa allo scoperto dal virus. In un film di fantascienza il virus potrebbe correre on line.

Ci chiediamo di continuo: cosa può il calore rassicurante dei whatsapp, quale potere occulto contiene una diretta di Instagram, quale diabolico segreto comunicativo si cela dietro Tik Tok?

Stiamo parlando di soggetti che già normalmente appartengono di per sé ad un altro pianeta e che in questo tempo si sono visti catapultare su un altro pianeta ancora, virtuale, un terreno sublunare, liquido, composto da etere e poco altro, un tempo eterno nel quale sparire lentamente, nascondersi, riaffiorare infine, solo per pochi amici.

Riusciamo finalmente a vederli, scrutandoli nelle loro camere, costretti nei lori corpi, rannicchiati sui loro letti, sedotti dagli schermi perpetui. Sembrano così indifesi, primordiali quasi, sono statue nella stasi epidemiologica. 

Ma è una nostra illusione, non ci accorgiamo che loro erano già lì, nel limbo ancestrale della rete, nei loro spazi social, nelle loro tane dalle mura virtuali. 

Ma come, non ce ne eravamo accorti dei nostri ragazzi? Finalmente e solo ora sappiamo accorgerci di loro, azzardare un colloquio, ammirarli nella loro bellezza, nei loro anni più belli, stendere una mano per una carezza sui volti, perfino tentare un gioco insieme?

Attenzione, però: per quanto tempo riusciranno a sopportare la nostra bulimia del fare a tutti i costi ora che i nostri tempi si sono svuotati, ora che le nostre agende sono prive di impegni? 

Allora non affanniamoci a chiedere loro di fare cose che non abbiamo mai fatto insieme, non obblighiamoli a cucinare, non inventiamo ogni sorta di palliativo che serva da medicina sostituiva dell’affetto, quello vero, se ne accorgono, sono esseri straordinariamente sensibili, molto più di noi adulti che abbiamo conosciuto il tempo della disillusione, un tempo necessario che deve darci la capacità di re-inventarci.

Solo allora, prudentemente, possiamo azzardare mosse di condivisione e di scoperta nei loro confronti, ri-assaporando prima di tutto la noia, la fatica dello stare insieme, le ore stanche, il tempo lungo, le pause, le soste. Allora sì poi possiamo anche lasciarci andare, suggerire un senso, abbozzare una visione, perfino ballare con loro.

E poi c’è questa cosa dell’imbarazzo, li vedi lì, che si nascondono dagli sguardi virtuali dei compagni, non si vogliono far vedere, spengono l’audio, nascondono la camera. Ma come, non erano proprio loro che cercavano la visibilità , poter contare a tutti i costi, godere di un attimo di notorietà sacrificando tutto, anche la reputazione?

La realtà di questi giorni smaschera le fragilità, restituendo ad ognuno quella che è la sua più intima essenza, fatta di coraggio, di volontà di vivere, di entusiasmo, ma anche di fatta di debolezza, di paure, di solitudine.

E sono proprio loro, che sono gli esseri più deboli, a guardarci con affanno, a sentirsi spaesati, a chiederci.

Dobbiamo difenderli, tornando a condividere bellezza, nutrendo gli sguardi di senso, costruendo significati insieme, diamogli attenzione, serbiamo per loro i segreti più belli, respiriamoli, ora che possiamo.

Articolo scritto da Stefano Manici, educatore ed insegnante.